Le linee guida per scegliere il grado di automazione del magazzino

In questi ultimi anni, nonostante che da più parti ci venga costantemente ricordato che l’Italia è, economicamente parlando, il “fanalino di coda” dell’Europa, stanno comunque sorgendo, sul nostro territorio, poli logistici e magazzini sempre più grandi, nei quali spesso viene richiesta, almeno come studio di fattibilità, la possibilità di automatizzare i processi, o parte di essi, che caratterizzano le tipiche attività logistiche, quali: lo scarico, lo stoccaggio, la preparazione colli e lo smistamento sulle diverse linee di distribuzione, per le successive attività di trasporto e consegna ai Clienti.

Fra i principali fattori che concorrono ad alimentare queste richieste, possiamo menzionarne alcuni:

  • Il costo del personale, anche di cooperativa, sempre più alto
  • Il piano nazionale Industria 4.0 che, dal 2016, ha l’obiettivo di incentivare gli investimenti delle aziende in tecnologia
  • Lo sviluppo intrinseco degli strumenti hw e sw, che indiscutibilmente sono diventati di uso comune e che facilitano molte delle operazioni una volta svolte manualmente.

L’automazione però non è gratuita, ragion per cui anche se, in prima battuta, sembrerebbe avere tutte le “carte in regola” per essere “adottata” a piè pari, sia in caso di progettazione di un nuovo magazzino che in caso di un semplice re-engineering, appare quanto mai opportuno, prima di intraprendere questa strada, di porci alcune domande, allo scopo di chiarire meglio ed in maniera obiettiva il contesto in cui dovremmo operare e quale sarà il ROI dell’investimento.

Quello che dovremmo chiederci sarà pertanto:

  • Sono un’Azienda di produzione, un distributore mono o pluri-prodotto, un provider logistico?
  • Quali e quanti sono i prodotti che devo gestire?
  • Quali sono le dimensioni “as-is” della mia Azienda, i volumi ed i flussi di movimentazione attuali?
  • Quali sono o potranno essere gli scenari futuri in termini di prodotti, volumi, dimensioni…etc.?

e quindi: di quale magazzino ho bisogno e con quale grado di automazione?

Dobbiamo infatti tenere presente due caratteristiche fondamentali sempre valide da quando esistono i “magazzini” e cioè:

  • Il magazzino deve essere prima di tutto “flessibile”, che di fatto vuol dire avere la capacità di reagire senza problemi ad eventi che non potevano essere previsti, come un improvviso aumento del fatturato, un aumento di gamma prodotti, un esponenziale aumento delle spedizioni e righe d’ordine (vedi introduzione vendite e-commerce) o viceversa improvvisi cali del mercato
    Un altro tipo di flessibilità richiesto può derivare dalla gestione di merceologie di prodotti con alta stagionalità (in alcuni settori si arriva a variazioni importanti ben superiori al 100% dei volumi medi annuali) e quindi con la necessità di variare il “ritmo” nel corso dell’anno, del mese, della settimana ma spesso anche del giorno
  • Il magazzino deve essere facilmente “riconfigurabile” in quanto, sempre a causa delle condizioni di cui sopra, ad un certo punto si potrebbe aver bisogno di un magazzino più ampio, più alto, con un maggior numero di porte per scarico/carico o con aree di preparazione/lavorazione/spedizioni diverse, sino ad arrivare al punto di dover pensare a cambiarlo, magari spostandolo in un luogo più baricentrico al mercato, per risparmiare nei costi di trasporto diventati, negli anni, troppo onerosi.

Per quanto abbiamo detto e considerando che stiamo vivendo in un periodo nel quale le variazioni di mercato, quelle finanziarie piuttosto che la globalizzazione, la moda,…, cambiano alla velocità della luce, dobbiamo essere consci che raramente un magazzino è “per sempre” e che gran parte del livello di servizio che forniamo ai nostri Clienti dipende dal “buon” lavoro svolto al suo interno, sia in termini di qualità che di velocità.

Fino a dieci, quindici anni fa i magazzini “automatici” erano per definizione molto rigidi, difficilmente modificabili e costosi, ragione per cui potevano essere una buona soluzione nel caso di un’azienda produttiva, generalmente con una variazione limitata di gamme prodotti rispetto a quelle di un provider logistico che gestisce diversi Clienti, con merceologie di prodotti anche molto differenti fra loro e con contratti a termine anche solo annuali, che inducono alla prudenza su investimenti rilevanti.

Nel corso degli ultimi anni, però, le soluzioni di automazione che possono essere introdotte in un magazzino si sono moltiplicate con la messa in servizio di trasloelevatori, multishuttle, miniload, minitraslo, magazzini verticali, sorter, pallettizzatori e depallettizzatori automatici, robot, AGV sempre più flessibili. Le soluzioni adottabili consentono di fatto la possibilità di automatizzare anche solo alcune zone/reparti, piuttosto che cicli di flussi di movimentazione, superando, almeno in parte, i limiti di flessibilità e di riconfigurazione di cui si parlava prima.

La progettazione o il re-engineering di un nuovo magazzino è in ogni caso un processo piuttosto complesso, che va valutato con attenzione anche dal punto di vista dell’impegno finanziario, comparando soluzioni “tradizionali” (sistemi di stoccaggio, carrelli di movimentazione, manodopera), con soluzioni “innovative” e con diversi gradi di automazione, al fine di raggiungere una soluzione aziendale sostenibile e di convenienza operativa ed economica.

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