Verso un futuro sempre più automatizzato!

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Viaggiando sulle nostre strade ed in particolare in alcune regioni come Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Lazio, certamente avrete notato che nell’ultimo decennio sono sorti e si sono sviluppati molti centri logistici. In alcuni casi sono dei veri e propri “poli logistici” o forse sarebbe meglio chiamarli “città della logistica” per il numero di edifici, di strade, di rotonde, di uomini e mezzi di ogni tipo che circolano al loro interno.

Oltre a quelli già esistenti, avrete inoltre notato che, nonostante la congiuntura economica e l’emergenza “globale” che, nostro malgrado, stiamo vivendo, molti sono i cantieri aperti le cui dimensioni fanno presagire il sorgere di infrastrutture di grandi dimensioni.

I motivi di questo fermento sono certamente multipli. Probabilmente e quasi paradossalmente il fenomeno acceleratore a tale crescita è lo stesso che, per altri settori è invece un vero e proprio incubo. Si tratta dell’emergenza sanitaria legata al coronavirus.

Tutta la “filiera” della supply chain in questo periodo è stata messa duramente alla prova ma ha saputo reagire. Una volta tanto anche in Italia, con grande determinazione ed efficienza, abbiamo dimostrato che senza di essa produttori, fornitori, clienti non potrebbero “interscambiarsi” la merce che, alla fine, è l’elemento chiave per lo sviluppo economico.

La presa di coscienza di questo sta determinando in molte aziende l’esigenza di rivedere i propri processi logistici. E in molti casi anche a fare un l’ulteriore passo di costruire nuovi e più efficienti impianti logistici.

Il futuro è qui con l’automazione del magazzino

Ma come devono o meglio dovrebbero essere realizzati i nuovi poli logistici? Indubbiamente stiamo assistendo ad una forte spinta nella richiesta di automazione. Essa è dovuta a molti fattori:

  • la volontà di recuperare i costi del personale,

 

  • lo sviluppo degli strumenti hardware e software.

Essi facilitano significativamente quelle operazioni che una volta erano svolte solo manualmente ma anche il turnover del personale direttivo che vede più giovani alla guida delle aziende e con maggior propensione al cambiamento.

A questi fattori, bisogna poi aggiungerne certamente un altro correlato ad una delle “poche” ma, per fortuna, “buone” iniziative che lo Stato ha realizzato ultimamente. Stiamo parlando del piano nazionale Industry 4.0. Dal 2017 ha l’obiettivo di incentivare gli investimenti delle aziende in tecnologia con ritorni economici concreti e molto importanti.

Le soluzioni

Tutto ciò farebbe quindi supporre che realizzare “magazzini automatici” sia la soluzione perfetta ma di fatto non è così. “L’automazione” non è gratuita e prima di intraprendere questa strada, è assolutamente necessario comprendere lo scenario di riferimento. Solo per fare alcuni esempi, diversa è la posizione di una logistica “interna” di un azienda da quella di un provider esterno, diverso è se si deve gestire un numero limitato di prodotti. Nelle nostre valutazioni dovremmo tener presente che un “magazzino” deve sempre e comunque avere due principali caratteristiche. Essere “flessibile”, cioè avere la capacità di reagire velocemente ad eventi imprevisti come alte stagionalità, ed essere “riconfigurabile”, per sopperire ad eventuali cambi di prodotti, di Clienti, etc.

Bisogna anche considerare che nel caso di un Provider i contratti normalmente hanno durate limitate tali da non garantire il ritorno dei cospicui investimenti che l’automazione richiede in questi tempi (al di là dei benefici fiscali sopra menzionati). Quindi, nonostante che nel corso degli ultimi anni le soluzioni di automazione introdotte in un magazzino si sono moltiplicate con la messa in servizio di trasloelevatori, multishuttle, miniload, minitraslo, magazzini verticali, sorter, pallettizzatori e depallettizzatori automatici, robot, AGV in grado di svolgere completamente o in parte le attività “umane”, non bisogna farsi prendere dall’inarrestabile voglia di automatizzare per forza i processi. Sarà necessario eseguire una corretta ed attenta progettazione. Così non si correrà il rischio di fare un investimento sbagliato dal punto di vista tecnologico o economico o, nel caso peggiore, di entrambi.

L’approccio corretto nella progettazione di un nuovo magazzino e/o polo logistico sarebbe sempre quello di comparare soluzioni “tradizionali” (sistemi di stoccaggio, carrelli di movimentazione, manodopera), con soluzioni “innovative”. I diversi gradi di automazione risultano una soluzione aziendale sostenibile e di convenienza operativa ed economica senza alcun preconcetto.

Netlog: gli esperti della consulenza logistica

La fase di progettazione è dunque una fase molto critica e delicata che necessita di esperienza e metodicità di intervento oltre che capacità di analisi, sintesi dei risultati e tempo per lo sviluppo del progetto che spesso per chi opera in Azienda è difficile trovare con la necessaria continuità. Rivolgersi pertanto ad una Società di consulenza strutturata e con le adeguate risorse può essere di grande aiuto e supporto sia in fase di scelta che progettuale e realizzativa.

Per qualsiasi dubbio o per maggiori informazioni, contatta Netlog Consulting.